Claudia Allavena Infermiera

Il caregiver: la cura per sostenere un familiare non autosufficiente

il caregiver: Colui che si prende cura di un familiare non autosufficiente

Il problema principale nella malattia è la perdita di autonomia che può essere definitiva o temporanea, di gradi diversi e può portare alla disabilità.

Chi si prende cura di un familiare con disabilità o non autosufficiente, offre le proprie cure motivato dai legami familiari, di affetto, senza percepire uno stipendio. Universalmente viene definito “caregiver”, termine inglese che indica appunto una persona che si prende cura di chi presenta disabilità, malattia o non autosufficienza. Coloro che lo fanno mossi dai legami parentali o di affetto sono definiti “caregiver informali”.

È un compito che può riguardare amici, coniugi, genitori, fratelli, sorelle, figli, nipoti, ecc. Si viene così a costituire un gruppo eterogeneo di persone, quello dei caregiver, che vivono lo stesso tipo di esperienza pur affrontando situazioni e malattie diverse.

Ciò che accomuna tutti in questa situazione è proprio il recupero dell’autonomia del nostro caro o il mantenimento di quella residua.

Il grado di disabilità e di non autosufficienza cambia a seconda delle condizioni del paziente, della malattia, dell’ambiente, del coinvolgimento del paziente stesso nel suo percorso di recupero.

Il compito del caregiver quindi è lavorare su questo versante, facilitando ogni possibile progresso verso la riconquista, organizzando spazio e tempo, attività e ambiente per permettere al paziente di agire in sicurezza.

Per questo in ogni momento possibile suggerisco di coinvolgerlo nel programma di cura e di riabilitazione: nelle scelte, nelle decisioni, nelle priorità del suo recupero, nella cura in generale.

In questo senso chi cura e chi è curato diventano un sistema all’interno del quale le parti sono interdipendenti.

Una delle prime attività di vita che vengono compromesse è la possibilità di muoversi. Questo si concatena ad una serie di altri problemi da risolvere: andare in bagno, lavarsi, vestirsi, uscire, spostarsi dal letto alla poltrona e viceversa, ecc.

Anche a domicilio si possono avere quei presidi necessari a rendere la mobilizzazione più semplice e più autonoma a seconda del grado di difficoltà presente.

Per esempio:

il trapezio

il deambulatore,

il treppiede,

il bastone,

scarpe adeguate,

cinture con maniglie di sicurezza per aiutare il paziente ad alzarsi e sedersi.

la sedia a rotelle

Faccio un esempio:

La nonna ha bisogno di un aiuto minimo per alzarsi dal letto ed è importante fare in modo che non scivoli, una volta infilate le scarpe. Come fare?

Chiediamo la sua collaborazione:

*per portarsi in posizione seduta sul letto, facciamole afferrare il trapezio (maniglia appesa sopra la testata del letto a cui ci si può tenere) con una mano e contemporaneamente noi le giriamo le gambe fuori dal letto con la mano sinistra aiutandolo dalla spalla con la nostra mano destra.

*aspettiamo qualche minuto perché il passaggio dalla posizione supina a quella seduta può causare capogiri. Se capita, diciamole di respirare profondo, di tenere gli occhi aperti e guardare in su. Nel frattempo noi le avremo infilato le scarpe.

*facciamo in modo che tocchi con i piedi per terra

*appoggiamo le nostre ginocchia contro le sue e mettiamo i nostri piedi in modo che la punta dei suoi piedi si incastri nella nostra arcata plantare. Questa posizione permetterà a noi di non sforzare troppo la schiena perché saremo piegati sulle ginocchia e lei sarà in sicurezza e potrà fare forza sulle nostre ginocchia per alzarsi.

*se siamo in possesso della cintura con le maniglie tenendo queste ultime la accompagniamo in posizione seduta sulla sedia. Altrimenti ci aiutiamo tenendola per la cinta dei pantaloni o comunque sui fianchi.

Per tornare a letto ripetiamo le stesse manovre:

*chiediamo sempre la sua collaborazione

*usiamo l’accortezza di farla sedere sul letto più vicino al cuscino in modo che sia già in posizione ottimale una volta sdraiata (e noi non dovremo fare fatica per far si che sia ben posizionata verso l’alto)

*chiediamole di tenersi al trapezio una volta seduta e noi tireremo su le sue gambe, se non ce la fa.

Ricordiamo sempre che tutti i movimenti che la nonna si sente di fare in autonomia vanno sostenuti e incoraggiati.

Per quanto riguarda i tempi, non ci sono regole precise. Stimoliamola a stare il più possibile fuori dal letto, ascoltando le sue obiezioni, riflessioni, i suoi desideri senza pretendere troppo. Con un po’ di pratica capiremo se sarà davvero stanca o se invece sta facendo i “capricci”.

Per stimolarla teniamola occupata:

*accompagnamola in bagno a lavarsi, pettinarsi, sistemarsi e lasciamo che faccia da sé

*facciamole fare dei lavori possibili (pulire le verdure, piegare la roba da stirare)

*teniamola in nostra compagnia

Per quanto riguarda voi caregiver:

approfittate dei momenti in cui dorme o c’è qualcun’altro in casa per occuparvi di voi. Uscite per una passeggiata, leggete, andate dal parrucchiere o a prendere un caffè al bar dove ci sono i vostri amici.

Siate caregiver di voi stessi in quei momenti.

Unisciti al gruppo Facebook per confrontarti con altre persone che vivono la stessa situazione.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *